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La vecchia fiera si trasforma. Si rivoluziona nelle strategie organizzative
aprendosi all'investimento imprenditoriale. Sviluppo dei servizi e imprenditorialità
sono le parole chiave che hanno ispirato la nuova legge
di riforma fieristica in clima di devolution approvata l' 11 gennaio
2001.
La legge di riforma prevede il trasferimento delle responsabilità alle
Regioni. Saranno esse a decidere i canoni per stabilire quali fiere saranno
qualificate internazionali e quali nazionali oppure a fissare le date
delle manifestazioni in modo che non si sovrappongono. Questa loro gestione
amministrativa sarà più impegnativa in Veneto e in Emilia Romagna che
hanno un sistema fieristico distribuito su più centri. Più agevole sarà
invece l'organizzazione di Lombardia, Campania e Puglia che concentrano
le fiere per per lo più in un unico spazio espositivo. Una possibile soluzione
è l'istituzione di un Comitato Fiere che sia garante di un regolamento
omogeneo. L'orientamento delle Regioni è la trasformazione degli enti
fiera in società di capitali come prevede l'articolo 10 della legge quadro.Questa
privatizzazione apre una sfida di investimenti che favorirà il più moderno
modello di impresa.
Fiera Milano ad esempio è già diventata una vera e propria S.p.a.,
quotata in borsa, fortemente concorrenziale anche a livello internazionale,
che gestisce enormi spazi espositivi e punta soprattutto sui servizi.
Ma la privatizzazione degli enti è in corso da tempo. Già l'Emilia
Romagna ha aperto le Fiere ai capitali privati con l'approvazione
della legge regionale del 20/01/2000 destinando Bologna, Parma, Piacenza
e Rimini a divenire società per azioni. Le nuove aziende saranno responsabili
della gestione del quartiere fieristico e dei beni mobiliari e immobiliare.
Il riordino degli enti sarà agevolato dalla defiscalizzazione chiesta
e ottenuta dall'AEFI
(Associazione Enti Fieristici Italiani) riunita a Rimini. Ogni fiera diventa
dunque moderna azienda e come ogni azienda vive di servizi, è chiamata
a confrontarsi con il mercato, a fondersi in associazioni.
Questo nuovo spirito imprenditoriale è sicuramente uno stimolo per un
mercato fieristico come quello italiano che è già florido e promettente,
caratterizzato da una forte affluenza italiana e una notevolmente minore
visitazione straniera di cui si registra però una graduale crescita negli
ultimi anni. Inoltre più dell' 80% dei visitatori delle fiere italiane
sono imprese e ciò da alla fiera un carattere business-to-business, secondo
le stime confermate dall'ICE.
Investire capitali per potenziare i marchi e i quartieri fieristiche ma
soprattutto promuovere il sistema produttivo regionale sui mercati esteri
sono i principali obiettivi delle nuove società.
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